Paura del glutine

L’ossessione per il mangiar sano e mantenersi in forma può portarci spesso a delle abitudini alimentari sbagliate. Alcune informazioni scorrette su sostanze come il glutine accrescono il timore diffuso che la maggior parte di quello che ingeriamo possa farci male in quanto non è risultato di un processo naturale.

Il glutine è la proteina della pasta. La quasi totalità dei prodotti a base di farina di grano tenero o duro sono costituiti da questo nutriente. Chi non è celiaco non ha nessun motivo per evitare di mangiare alimenti contenenti glutine. Chi soffre di celiachia, invece, non riesce a metabolizzarlo. Questa malattia è provocata dall’incapacità dell’intestino tenue di assorbire il glutine, che viene quindi trattato dal sistema immunitario come agente esterno e dannoso. La mucosa intestinale s’infiamma arrivando a distruggere i villi, minuscoli tentacoli che servono al metabolismo, impedendo di conseguenza l’assimilazione di buona parte dei minerali e degli altri nutrienti.

La celiachia è una malattia determinata da una predisposizione genetica che in Italia si stima riguardi l’ 1% della popolazione, circa 600mila casi, a fronte però di sole 150mila diagnosi, in quanto non tutti sono consapevoli di questo disturbo. Fino agli anni Ottanta in pochi avevano sentito parlare di glutine e inizialmente la malattia era ricondotta ad altre cause e curate con rimedi fai-da-te. Fortunatamente oggi esistono una grande varietà di prodotti senza glutine, dalla pasta ai biscotti, il cui consumo rimane l’unico modo per curare la celiachia.

Alcune ricerche hanno ipotizzato che, oltre ai celiaci, ci sia un’altra porzione della popolazione che ha una sorta di lieve “sensibilità” al glutine, ma si tratta di studi non verificati e ancora molto dibattuti in ambiente medico. Nonostante manchino prove scientifiche negli ultimi anni il glutine è stato demonizzato a tal punto da attribuirgli la responsabilità di malattie come il cancro o l’autismo, inducendo moltissime persone a seguire una dieta da celiaci anche se non hanno la celiachia

Alla base dei movimenti “gluten-free”, nati negli Stati Uniti ma che hanno trovato molti sostenitori anche in Italia, sta la convinzione di soffrire di “sensibilità al glutine non celiaca” (gluten sensitivity). Si tratta di una condizione caratterizzata da alcuni sintomi che non possono essere attribuiti né alla celiachia, né all'allergia al grano. In particolare, si manifesta attraverso la comparsa di segni clinici (come ponfi cutanei) o bio-umorali (come la carenza di un nutriente, tipo il ferro o il calcio), oppure di condizioni come la stanchezza cronica o l'abituale difficoltà di concentrazione. Tuttavia, il mondo scientifico sta ancora cercando di capire se esistano sintomi tipici ed esclusivi della gluten sensitivity che permettano d'identificarla senza ombra di dubbio.

Seguire per molto tempo una dieta senza glutine, senza essere giustificata dalla celiachia, può portare a degli squilibri alimentari: può determinare un eccesso di acidi grassi saturi e un deficit di proteine, fibre, folati, niacina, vitamina B12, riboflavina, che sono contenuti in quantità rilevanti nel grano e nei suoi derivati. Per questo molti nutrizionisti avvertono di fare molta attenzione alle controindicazioni per la salute nel cominciare, arbitrariamente, una dieta senza glutine.

 

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